C'era una volta un pupazzo di neve di nome Timoteo. Se ne stava vicino a una casetta ed era felice.
Timoteo aveva un naso a carota e un secchiello in testa. Due carboncini erano i suoi occhi. Oh, com'era bello!
Un giorno arrivò un passerotto.
— Timoteo, sta arrivando la primavera! — cinguettò.
Timoteo si spaventò.
— Non voglio la primavera! Il sole mi scioglierà! — disse.
Il passerotto volò via. Timoteo rimase lì, triste.
Arrivò una bambina, Elena.
— Perché sei triste? — chiese.
— Ho paura della primavera — rispose Timoteo.
Elena sorrise.
— In primavera arrivano gli uccellini! E cantano! — disse.
— Cantano? — si meravigliò Timoteo.
— Sì! E spuntano i fiori! Gialli, blu, rossi! — raccontò Elena. — E d'estate mangio carote, come il tuo nasino. Buonissime!
Timoteo si rallegrò un po'.
— E d'inverno? — chiese.
— D'inverno costruisco pupazzi di neve! Come te! — sorrise la bambina.
Abbracciò Timoteo.
— Ogni stagione è bella — disse Elena. — L'inverno per la neve, la primavera per i fiori, l'estate per il sole, l'autunno per le foglie.
Timoteo rifletté. Gli uccellini cantano. I fiori crescono. E il prossimo inverno arriverà un nuovo pupazzo di neve.
Il sole scaldò un po' di più. Timoteo non aveva più paura.
— L'inverno è stato divertente — disse. — Siamo andati in slitta!
— Già! — annuì Elena.
— E anche la primavera sarà divertente — aggiunse Timoteo. — Tu ascolterai gli uccellini!
La bambina posò il secchiello di Timoteo vicino alla casa.
— Il prossimo inverno lo riprenderò — disse. — E costruirò un nuovo pupazzo di neve. Magari di nuovo te!
Timoteo sorrise con la sua bocca di carbone.
Il sole scaldava. La neve si scioglieva piano. Il passerotto cantava su un ramo.
Elena salutò Timoteo con la mano e tornò a casa. Sapeva che presto avrebbe visto i primi fiorellini.
E Timoteo restò lì ad ascoltare il canto di primavera.